Cosa cercano nel loro medico i pazienti con patologie dermatologiche croniche? Principalmente ascolto e comprensione delle loro emozioni, preoccupazioni e vissuto. In una parola: empatia. Cosa significa? Scopriamolo attraverso la lettera di una paziente.
INDICE:
- Ascolto e comprensione: il bisogno primario dei pazienti
- Cosa significa empatia per un medico?
- Ascolto e buona comunicazione: le basi per una solida relazione terapeutica
Gentile Dottore, le scrivo per invitarla a una riflessione. Non mi prenda per sfrontata, non è mia intenzione sminuire il suo lavoro, anzi, la ringrazio di cuore per quanto ogni giorno fa per me e per chi, come me, convive ogni giorno con una patologia dermatologica cronica. Il mio intento è semplicemente quello di presentarle la mia prospettiva. La prego di farne ciò che vuole.
Spesso, nel suo ruolo di medico specializzato, si focalizza sulla diagnosi e sul trattamento delle malattie della pelle. È giusto e di questo le sono debitrice. Tuttavia, come paziente a volte avrei bisogno di qualcosa di più prezioso che informazioni puntuali e approfondite sulla mia condizione. Sa, avrei bisogno del suo ascolto. Della sua comprensione. E così sarebbe anche più semplice, per me, seguire meglio le cure e mantenere alta la motivazione nel farlo.
Per questo sono qui a chiederle: è disposto a comprendere le mie preoccupazioni, senza giudicare o interrompermi frettolosamente perché ci sono altri pazienti in attesa? Potrebbe consentirmi di partecipare maggiormente alle decisioni riguardanti la mia cura? Se il suo ruolo non le permette di fornirmi un supporto emotivo adeguato, potrebbe suggerirmi chi potrebbe aiutarmi a gestire il fardello psicologico che la mia malattia comporta?
Empatia è una parola oggigiorno abusata, ma è proprio di questo che avrei bisogno: di ascolto, comprensione, immedesimazione nelle mie paure e in tutti quei sentimenti che mi esplodono nel petto nel momento in cui la mia malattia si ripresenta. Offrirmi il suo tempo e la sua partecipazione può significare moltissimo per me. Lei è disposto ad accogliermi?
Maria Teresa, 38 anni
Ascolto e comprensione: il bisogno primario dei pazienti
Questa lettera, scritta da Maria Teresa, potrebbe essere firmata da migliaia di altri pazienti che, come lei, soffrono o si occupano di un familiare che soffre di psoriasi, dermatite atopica o di una qualunque altra patologia dermatologica cronica. Da un recente sondaggio di Derma-Point è infatti emerso come, per il 40% di loro, il bisogno primario nell’area medico-terapeutica sia proprio quello di essere ascoltati e compresi, addirittura prima di ricevere informazioni sulla malattia e spiegazioni sul tipo di terapia da seguire. Questo risultato mette in luce l’importanza della componente psicologica e motivazionale nella gestione delle malattie della pelle.
Le patologie dermatologiche croniche hanno spesso un impatto significativo sulla vita di chi ne soffre. Non solo causano sintomi fisici come prurito, rossore o lesioni cutanee, ma possono anche influenzare l’autostima e la percezione di sé. L’aspetto visibile delle malattie della pelle può portare a un senso di imbarazzo e isolamento sociale, aumentando il rischio di sviluppare problemi di salute mentale, ansia o depressione.
Ebbene, in questo contesto, un medico empatico e umano può fare una differenza enorme nella vita del paziente.
Cosa significa empatia per un medico?
Essere empatici significa essere in grado di comprendere e condividere le emozioni, le preoccupazioni e le esperienze altrui. Un medico empatico è dunque in grado di ascoltare attivamente il paziente, mettersi nei suoi panni, mostrando interesse sincero per la sua situazione e rispetto dei suoi sentimenti. Un medico empatico si sforza di creare una connessione umana con il paziente, riconoscendo la sua sofferenza e lavorando insieme per trovare soluzioni appropriate.
Da questa capacità possono scaturire una migliore comunicazione, una maggior fiducia reciproca e una migliore qualità della cura fornita dal medico, poiché aiuta a comprendere meglio le esigenze individuali e ad adattare il trattamento di conseguenza.
Ascolto e buona comunicazione: le basi per una solida relazione terapeutica
Ascoltare attentamente le preoccupazioni del paziente senza giudizio o interruzioni è il primo passo per instaurare un’efficace relazione terapeutica. Questa capacità d’ascolto attivo permette di creare uno spazio sicuro in cui il paziente si senta libero di esprimere i propri pensieri, paure e frustrazioni. E che quindi possa aiutarlo a sentirsi accettato e supportato e a liberarsi da eventuali sensi di colpa.
Un altro aspetto importante è la comunicazione. Un medico che sia in grado di spiegare chiaramente la malattia dermatologica al paziente, fornendo informazioni precise, può contribuire a ridurre l’ansia e l’incertezza. Questa comunicazione efficace deve anche includere un dialogo aperto sulle opzioni di trattamento disponibili, i loro benefici e gli eventuali effetti collaterali. Il paziente ha il diritto di essere coinvolto nelle decisioni riguardanti la propria cura.
La disponibilità al dialogo può essere utile anche per aiutare il paziente ad adottare comportamenti sani per gestire la sua condizione cutanea. Ciò potrebbe implicare l’incentivazione a seguire una corretta cura della pelle, a utilizzare regolarmente i farmaci prescritti anziché indulgere nell’autocura o ad apportare modifiche allo stile di vita che possano influenzare positivamente la salute cutanea.
Il medico può svolgere un ruolo importante nell’aiutare il paziente ad affrontare gli effetti psicologici delle patologie dermatologiche croniche. Ciò può includere riferimenti a professionisti della salute mentale specializzati nel fornire supporto emotivo in queste situazioni.
In conclusione, un approccio empatico, una comunicazione chiara e una guida motivazionale possono realmente fare la differenza nella qualità della vita dei pazienti affetti da patologie dermatologiche croniche e probabilmente anche nella qualità della pratica medica. Cambiare approccio potrebbe non essere una sfida semplice per coloro che non si identificano con questi atteggiamenti e caratteristiche, ma probabilmente ne varrebbe la pena.